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La data è passata: quel cibo è davvero da buttare?

Con il caro spesa sempre più persone comprano alimenti vicini al termine minimo di conservazione. Ma quella data non significa necessariamente che il cibo sia diventato pericoloso.

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onna controlla il termine minimo di conservazione degli alimenti per capire se sono ancora consumabili ed evitare lo spreco alimentare

Meta description: “Da consumarsi preferibilmente entro” non è sempre una scadenza: capire la differenza può far risparmiare e ridurre gli sprechi.

Apriamo il frigorifero, prendiamo uno yogurt e guardiamo la confezione. La data indicata accanto alla dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” è passata da qualche giorno. Il gesto quasi automatico è gettarlo nella spazzatura.

Ma siamo sicuri che sia la scelta giusta?

La domanda diventa ancora più importante in un periodo nel quale fare la spesa pesa sempre di più sul bilancio familiare. In Canada il fenomeno è diventato così evidente che Stephen Brun, in un articolo pubblicato da CBC News il 12 settembre 2026, ha raccontato come molti consumatori stiano acquistando alimenti vicini, o perfino successivi, alla cosiddetta best-before date.

È sostanzialmente il concetto che in Italia conosciamo come termine minimo di conservazione (TMC), generalmente riconoscibile dalla formula “da consumarsi preferibilmente entro”.

Dietro questa abitudine apparentemente semplice c’è però un problema molto più grande: spesso confondiamo la data che indica il periodo entro il quale un alimento mantiene al meglio le proprie caratteristiche con una vera data di scadenza.

E questa confusione costa denaro e produce montagne di spreco alimentare.

“Da consumarsi preferibilmente entro” non significa “da buttare dopo”

Emily Browning, senior operations manager di Second Harvest per il Canada Atlantico, sintetizza efficacemente il concetto: “Best before” non significa “bad after”.

In altre parole, superare il termine minimo di conservazione non significa automaticamente che un alimento debba essere buttato.

La distinzione è fondamentale.

Secondo la Canadian Food Inspection Agency (CFIA), questa indicazione segnala per quanto tempo un alimento non aperto e correttamente conservato dovrebbe mantenere caratteristiche come freschezza, gusto, valore nutrizionale e qualità complessiva.

Non rappresenta invece, da sola, una garanzia di sicurezza alimentare.

Dopo quella data il prodotto potrebbe quindi essere meno fragrante, avere una consistenza leggermente diversa o perdere parte delle sue caratteristiche originarie senza essere automaticamente diventato pericoloso.

La stessa CFIA chiarisce che determinati alimenti possono essere acquistati e consumati anche dopo il superamento del termine indicato, fermo restando che conservazione, tipologia dell’alimento e condizioni della confezione sono determinanti.

Quanto tempo dopo il termine minimo di conservazione possiamo mangiare un alimento?

Qui arriva la risposta che probabilmente molti vorrebbero trasformare in una semplice tabella: tre giorni per lo yogurt, dieci per questo prodotto, venti per quell’altro.

Purtroppo non funziona così.

Non esiste un numero universale di giorni valido per tutti gli alimenti.

Un pacco di pasta secca conservato correttamente è molto diverso da carne macinata fresca. Una scatola chiusa è diversa da uno yogurt già aperto. E un alimento rimasto sempre alla temperatura corretta è diverso da uno che ha subito interruzioni della catena del freddo.

Le autorità canadesi ricordano inoltre un particolare essenziale: il termine minimo di conservazione si riferisce normalmente al prodotto non aperto. Una volta aperta la confezione, la durata può cambiare radicalmente.

Per questo non trasformerei mai il messaggio “da consumarsi preferibilmente entro non significa automaticamente scaduto” in un invito generalizzato a mangiare qualsiasi alimento settimane o mesi dopo la data.

Il buon senso deve essere accompagnato dalle corrette regole di conservazione.

Yogurt, pasta, biscotti e conserve non sono tutti uguali

Gli alimenti secchi e stabili a temperatura ambiente rappresentano il caso più intuitivo.

Pasta secca, riso, biscotti e diversi prodotti conservati possono mantenersi utilizzabili oltre il momento di massima qualità indicato sulla confezione, se integri e conservati correttamente.

In Canada, peraltro, molti prodotti con una vita commerciale superiore a 90 giorni non sono nemmeno obbligati ad avere questo tipo di indicazione temporale, sebbene i produttori possano riportarla volontariamente.

Con gli alimenti freschi e deperibili occorre molta più prudenza.

Le indicazioni di Health Canada sulla conservazione, per esempio, prevedono tempi molto brevi in frigorifero per diversi prodotti una volta aperti: lo yogurt aperto viene indicato in circa tre giorni, mentre carne cotta e numerosi avanzi vengono generalmente collocati intorno ai tre-quattro giorni.

Questo ci ricorda qualcosa di importante: odore e aspetto non sono test infallibili di sicurezza. Alcuni microrganismi potenzialmente pericolosi possono svilupparsi senza produrre alterazioni immediatamente riconoscibili.

Termine minimo di conservazione e vera scadenza sono due cose differenti

Questo è probabilmente il passaggio più importante.

Una confezione che riporta un’indicazione equivalente al nostro “da consumarsi preferibilmente entro” non sta necessariamente comunicando la stessa cosa di una vera data di scadenza.

Nel sistema canadese la expiration date viene utilizzizzata obbligatoriamente soltanto per determinate categorie di prodotti con specifiche nutrizionali e compositive rigorose, come alcune formule per lattanti, sostituti del pasto e prodotti dietetici specifici.

Quando quella vera data di scadenza è trascorsa, l’indicazione ufficiale è di non consumare il prodotto.

Non dobbiamo quindi utilizzare indifferentemente le espressioni termine minimo di conservazione e data di scadenza.

Sembrano dettagli linguistici, ma possono modificare completamente il nostro comportamento davanti al frigorifero.

Il caro spesa sta cambiando il nostro rapporto con le date

L’aspetto forse più interessante dell’articolo di Stephen Brun riguarda però l’economia familiare.

Sylvain Charlebois, direttore dell’Agri-Food Analytics Lab della Dalhousie University, osserva nel servizio di CBC News che i consumatori canadesi stanno effettivamente scegliendo alternative più economiche, spesso per necessità.

Discount specializzati e applicazioni contro lo spreco permettono di acquistare prodotti vicini al termine minimo di conservazione con ribassi che, secondo Charlebois, possono arrivare dal 40 all’80%.

È un cambiamento culturale che trovo interessante.

Per anni siamo stati educati a cercare sullo scaffale la confezione con la data più lontana possibile. Adesso l’aumento dei prezzi sta inducendo molte persone a chiedersi se abbia davvero senso pagare di più per un prodotto che consumeranno quella stessa sera.

In questo caso risparmiare può coincidere anche con lo spreco evitato.

Il prezzo della nostra confusione: 12,4 miliardi di dollari

È qui che il problema assume dimensioni sorprendenti.

Second Harvest sostiene che il 23% dello spreco alimentare evitabile lungo il percorso dalla trasformazione all’acquisto sia collegato all’uso improprio o alla cattiva comprensione delle indicazioni relative al termine minimo di conservazione.

Il valore stimato è di circa 12,4 miliardi di dollari canadesi all’anno di alimenti che avrebbero potuto essere consumati.

Dodici miliardi non sono più qualche yogurt dimenticato nel frigorifero.

Sono la dimostrazione di quanto una piccola incomprensione sull’etichetta possa diventare un gigantesco problema economico e ambientale quando viene moltiplicata per milioni di famiglie, supermercati e operatori della filiera.

Comprare vicino alla data può essere una scelta intelligente

Personalmente credo che dovremmo cambiare approccio.

Non significa ignorare le date e nemmeno improvvisarsi esperti di microbiologia davanti al frigorifero.

Significa imparare a leggerle.

Se so che consumerò un prodotto quella sera, perché dovrei necessariamente scegliere quello con il termine minimo di conservazione più lontano? Se un supermercato vende a prezzo ridotto un alimento ancora idoneo al consumo perché si avvicina alla data indicata con “da consumarsi preferibilmente entro”, acquistarlo può rappresentare contemporaneamente un risparmio e una piccola scelta contro lo spreco.

Le autorità canadesi segnalano che i prodotti vicini a questa data possono essere oggetto di riduzioni di prezzo e ricordano che una confezione non aperta, conservata secondo le istruzioni, può in alcuni casi essere utilizzabile anche dopo il termine indicato.

Ma c’è una condizione che non possiamo dimenticare: risparmiare non deve significare rischiare.

Prima di buttare, facciamoci qualche domanda in più

Il messaggio che mi rimane dopo aver letto questi dati è molto semplice.

Dobbiamo smettere di considerare qualsiasi data stampata su una confezione come un interruttore: ieri buono, oggi pericoloso.

La realtà degli alimenti è molto più complessa.

Bisogna distinguere termine minimo di conservazione e data di scadenza, verificare come il prodotto è stato conservato, controllare se la confezione è integra, considerare da quanto tempo è stata aperta e applicare maggiore prudenza agli alimenti altamente deperibili.

Muffe, odori anomali o altri evidenti segni di deterioramento sono naturalmente motivi per non consumare un prodotto. Ma l’assenza di questi segnali, soprattutto per gli alimenti deperibili, non garantisce da sola che un alimento sia sicuro.

Forse la vera rivoluzione contro lo spreco alimentare parte proprio da qui: non dal mangiare cibo “scaduto”, ma dall’imparare finalmente che “da consumarsi preferibilmente entro” non significa necessariamente “da buttare dopo”.

Domande e risposte

1. Si può mangiare un alimento dopo il termine minimo di conservazione?

In molti casi sì, perché il termine minimo di conservazione riguarda principalmente il periodo durante il quale un alimento mantiene al meglio le proprie caratteristiche e non equivale automaticamente a una data oltre la quale il prodotto diventa pericoloso. Bisogna però valutare il tipo di alimento, la conservazione, l’integrità della confezione e l’eventuale apertura. Con gli alimenti deperibili serve particolare cautela, perché alcuni microrganismi pericolosi possono essere presenti senza alterare visibilmente odore o aspetto.

2. Quanto tempo dopo il “da consumarsi preferibilmente entro” un alimento è ancora buono?

Non esiste una durata universale. Per alcuni prodotti secchi correttamente conservati il periodo può essere relativamente lungo; per alimenti freschi e altamente deperibili il margine può essere molto più ridotto. Bisogna inoltre distinguere una confezione ancora sigillata da una già aperta. Le indicazioni di conservazione specifiche del prodotto rimangono quindi molto più importanti di una generica regola basata sul numero di giorni trascorsi dalla data.

3. Posso mangiare uno yogurt dopo il termine minimo di conservazione?

Il fatto che sia trascorso il termine minimo di conservazione non permette, da solo, di stabilire che lo yogurt sia pericoloso o sicuro. Contano temperatura, conservazione, confezione e apertura. Health Canada, per esempio, indica per lo yogurt già aperto un periodo molto breve di conservazione in frigorifero. È quindi sbagliato affidarsi esclusivamente alla data o, all’opposto, soltanto all’odore del prodotto.

4. Qual è la differenza tra termine minimo di conservazione e data di scadenza?

Il termine minimo di conservazione, generalmente espresso in Italia con “da consumarsi preferibilmente entro”, riguarda soprattutto il mantenimento delle caratteristiche qualitative dell’alimento. La data di scadenza ha invece un significato differente e richiede maggiore attenzione sotto il profilo della sicurezza. Per questo le due indicazioni non dovrebbero essere considerate sinonimi: capire quale delle due compare sulla confezione è il primo passo per decidere correttamente cosa fare dell’alimento.

5. Comprare alimenti vicini al termine minimo di conservazione permette davvero di risparmiare?

Può essere una strategia utile soprattutto quando sappiamo che consumeremo rapidamente ciò che acquistiamo. Nel servizio di CBC News citato, Sylvain Charlebois parla di riduzioni offerte da discount e applicazioni che possono raggiungere percentuali molto elevate. Il vantaggio può essere doppio: spendere meno e impedire che alimenti ancora utilizzabili diventino spreco alimentare. Naturalmente la convenienza non deve mai sostituire le normali precauzioni di sicurezza.

Fonti

Stephen Brun, CBC News, “How long past a best-before date is food safe to eat? It could be a while, experts say”, 12 settembre 2026.

Second Harvest, ricerca The Avoidable Crisis of Food Waste: Update e materiali dedicati alle date di conservazione degli alimenti.

Canadian Food Inspection Agency (CFIA), indicazioni ufficiali sulle best-before dates, sulle expiration dates e sull’interpretazione delle date riportate sulle confezioni alimentari.

Health Canada, indicazioni ufficiali sulla lettura delle date degli alimenti e sulla conservazione sicura.

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