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Cibo buttato per errore: il paradosso delle date di scadenza che confonde l’Europa

Quando “da consumarsi entro” e “preferibilmente entro” diventano nemici invisibili contro lo spreco alimentare

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date scadenza

Un problema quotidiano che parte da una semplice etichetta

Ti è mai capitato di buttare un alimento solo perché la data sulla confezione era scaduta, senza nemmeno controllarlo davvero?

Non sei il solo. Nei Paesi Bassi, ogni persona getta via in media 116 kg di cibo all’anno, contribuendo a oltre 2 miliardi di kg di spreco alimentare lungo tutta la filiera. E una parte sorprendente di questo spreco — circa il 10% — è causata da un problema tanto semplice quanto diffuso: la confusione sulle date di scadenza.

A riportarlo è NL Times, che cita i dati di Too Good To Go, una realtà impegnata nella lotta contro lo spreco alimentare.

Il vero problema: non capire le etichette

Secondo gli esperti, circa la metà delle persone non conosce la differenza tra:

  • “Da consumarsi entro” (TGT)
  • “Da consumarsi preferibilmente entro” (THT)

E questa confusione porta a buttare via alimenti ancora perfettamente commestibili.

Come spiega Wieke van der Vossen del Voedingscentrum:

“La dicitura ‘da consumarsi entro’ riguarda la sicurezza alimentare.
Quella ‘preferibilmente entro’ riguarda solo la qualità.”

Tradotto:
👉 Un prodotto oltre la data “preferibilmente entro” è spesso ancora buono
👉 Un prodotto oltre la data “da consumarsi entro” può essere rischioso

Infografica sullo spreco alimentare in Italia causato dalla confusione sulle date di scadenza
Quante volte hai buttato cibo solo per una data? 🤔
Scopri la differenza tra scadenza e qualità e impara a non sprecare più.

Etichette poco chiare, sprechi molto concreti

Il problema non è solo culturale, ma anche comunicativo.

Le diciture sulle confezioni sono spesso:

  • poco visibili
  • scritte in piccolo
  • difficili da interpretare

Secondo Kathelijn van Elk di Too Good To Go:

“I termini inglesi ‘use by’ e ‘best before’ sono molto più chiari.”

E in effetti, anche quando le abbreviazioni non sono più ufficialmente utilizzate, la confusione continua.

Ci sono alimenti che non scadono (o quasi)

Alcuni prodotti non avrebbero nemmeno bisogno di una data di scadenza, perché si conservano praticamente all’infinito:

  • zucchero
  • sale
  • aceto
  • vino

Eppure, spesso viene comunque stampata una data per motivi tecnici (tracciabilità dei lotti). Il risultato?
👉 Il consumatore la interpreta come una vera scadenza
👉 E il cibo finisce nella spazzatura inutilmente

Dopo la data: cosa si può ancora mangiare?

Molti alimenti restano sicuri anche oltre la data indicata, se conservati correttamente.

Ecco alcuni esempi:

  • Cibi in scatola: possono durare anche fino a un anno dopo
  • Farina: ancora utilizzabile se non ha odori strani
  • Pasta e riso: praticamente eterni se ben conservati
  • Caffè: perde aroma ma resta consumabile

La regola d’oro?
👉 Guarda, annusa, assaggia

La soluzione: educare, non solo etichettare

Dal 2022, Too Good To Go collabora con oltre 70 marchi per introdurre un sistema più intuitivo:
Un’icona che invita a:

  • guardare
  • annusare
  • assaggiare

Spesso accompagnata dalla frase:
👉 “Spesso buono oltre la data”

Un piccolo cambiamento che può fare una grande differenza.

Il vero spreco è culturale

Dietro questi numeri non c’è solo una questione di etichette, ma un problema più profondo:
👉 la paura di sbagliare
👉 la mancanza di educazione alimentare
👉 l’abitudine a fidarsi più della data che dei sensi

Eppure, imparare a interpretare il cibo è uno dei modi più semplici per ridurre sprechi, risparmiare e vivere in modo più sostenibile.

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