Quando si parla di crisi demografica il dibattito si concentra quasi sempre sulle pensioni, sul sistema sanitario o sulla sostenibilità dei conti pubblici. Eppure esiste un altro effetto, meno discusso ma già evidente, che riguarda direttamente la nostra quotidianità: il modo in cui facciamo la spesa e il modo in cui le aziende alimentari progettano i prodotti del futuro.
È una trasformazione silenziosa che sta modificando il mercato molto più di quanto si possa immaginare.
Meno nascite significano anche meno consumi tradizionali
Durante l’Assemblea generale di Unionfood, dedicata al tema “Rinascere in Italia: soluzioni oggi per la società e i consumi di domani”, è stato evidenziato come il calo della natalità rappresenti ormai una delle principali sfide anche per l’industria alimentare.
Secondo i dati presentati dall’associazione, dal 2008 le nascite in Italia sono diminuite del 35,8%. Se questa tendenza dovesse continuare, entro il 2050 un italiano su tre avrà più di 65 anni, mentre circa il 40% delle famiglie sarà composto da una sola persona.
Per il comparto alimentare questo scenario non rappresenta una previsione lontana, ma una realtà che sta già modificando i consumi interni.
Il carrello della spesa cambia volto
La famiglia numerosa, che per decenni ha rappresentato il consumatore di riferimento, sta progressivamente lasciando spazio a nuclei familiari più piccoli e a persone che vivono sole.
Secondo i dati illustrati durante l’assemblea, le famiglie con figli sono ormai molto meno numerose rispetto a quelle senza figli e gran parte della spesa alimentare viene effettuata da consumatori con più di 55 anni.
Di conseguenza cambiano anche le richieste rivolte alle aziende.
Crescono le confezioni monoporzione, i mini formati, i prodotti pronti da consumare, gli alimenti funzionali, le proposte plant based e tutte quelle soluzioni che permettono di ridurre gli sprechi alimentari e rispondere alle esigenze di una popolazione sempre più anziana.
In altre parole, il mercato non cerca più soltanto qualità, ma anche praticità, benessere e personalizzazione.
La sfida riguarda anche il lavoro
La transizione demografica non modifica solamente i consumi.
Le imprese alimentari stanno incontrando crescenti difficoltà nel reperire personale qualificato e, secondo Unionfood, in diverse aree del Paese oltre la metà delle aziende fatica a trovare lavoratori con le competenze richieste.
Per contrastare questo fenomeno molte imprese stanno investendo in welfare aziendale attraverso congedi parentali più favorevoli, programmi di rientro dopo la maternità, lavoro agile e servizi dedicati alle famiglie.
Tuttavia, secondo il comparto, gli interventi delle singole aziende rischiano di non essere sufficienti senza un sostegno strutturale delle istituzioni.
Paolo Barilla: “Serve un patto tra imprese e istituzioni”
Il presidente di Unionfood, Paolo Barilla, ha sintetizzato così la sfida che il settore si trova ad affrontare:
«L’industria alimentare ha sempre saputo interpretare i cambiamenti della società e trasformarli in soluzioni concrete. Lo abbiamo fatto con l’evoluzione dei consumi, con la crescita dell’export e con l’innovazione dei prodotti. Oggi affrontiamo una sfida diversa per dimensione e urgenza: la transizione demografica richiede un patto tra imprese e istituzioni, per costruire insieme un sistema stabile di incentivi che renda la genitorialità economicamente sostenibile per le famiglie e competitivamente neutrale per le imprese.»
È una riflessione che va ben oltre il settore alimentare e chiama in causa l’intero sistema economico italiano.
Innovazione sì, ma senza dimenticare la tradizione
L’industria alimentare italiana continua a investire circa 3 miliardi di euro ogni anno per migliorare prodotti, processi produttivi e filiere.
Per Paolo Barilla, però, la competitività futura non potrà poggiare esclusivamente sulla qualità delle eccellenze italiane.
«Ci concentriamo spesso sulla qualità delle materie prime e sul valore delle produzioni Dop e Igp, oppure della pasta e dell’olio d’oliva. Sono basi fondamentali che dobbiamo preservare e valorizzare, ma dobbiamo anche essere capaci di combinarle con quegli elementi di innovazione e di servizio che oggi i consumatori chiedono.»
È un concetto che fotografa bene l’evoluzione del mercato: la tradizione resta il punto di partenza, ma l’innovazione diventa sempre più decisiva per rispondere ai nuovi bisogni.
La mia riflessione
Leggendo questi dati mi ha colpito un aspetto in particolare.
Per anni abbiamo considerato la denatalità quasi esclusivamente un problema di bilanci pubblici. In realtà le sue conseguenze stanno già entrando nelle nostre case, modificando ciò che troviamo sugli scaffali dei supermercati, il lavoro delle imprese e perfino il modo in cui vengono progettati gli alimenti.
L’industria alimentare, ancora una volta, dimostra una grande capacità di adattamento. Tuttavia credo che nessuna innovazione potrà compensare da sola una crisi demografica così profonda.
Le aziende possono fare molto, come dimostrano gli investimenti nel welfare e nell’innovazione, ma senza politiche capaci di sostenere concretamente le famiglie e favorire la natalità il rischio è che il mercato continui a rincorrere una popolazione sempre più piccola e anziana.
La sfida, quindi, non riguarda soltanto l’alimentazione. Riguarda il futuro stesso dell’economia italiana.


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