Il fondatore di Slow Food si è spento a 76 anni nella sua amata Bra: lascia un’eredità culturale, sociale e umana che va ben oltre la gastronomia
Si sono celebrati oggi 24 maggio 2026 a Pollenzo, frazione di Bra in Piemonte, i funerali del compianto Carlo “Carlin” Petrini, il visionario che ha cambiato il modo di guardare al cibo e alla Terra.
La morte di Carlo Petrini segna la fine di una delle figure più influenti della cultura gastronomica e ambientalista italiana contemporanea. Ma ridurlo alla definizione di “gastronomo” sarebbe limitante. Petrini è stato un intellettuale popolare, un attivista, uno scrittore, un divulgatore instancabile e soprattutto un uomo capace di trasformare il cibo in una chiave per leggere il mondo.
Nato a Bra, nel cuore delle Langhe piemontesi, nel 1949, Carlìn — come tutti lo chiamavano — ha dedicato la sua vita a difendere la terra, i piccoli produttori, la biodiversità e una visione dell’economia più umana e sostenibile. Con Slow Food, nato negli anni Ottanta come risposta culturale all’avanzata del fast food globale, ha costruito un movimento internazionale capace di influenzare governi, università, chef, agricoltori e milioni di persone.
L’uomo che trasformò il cibo in cultura
Per Petrini il cibo non era mai solo nutrimento. Era memoria, identità, giustizia sociale, rispetto della natura. Il celebre motto di Slow Food — “buono, pulito e giusto” — sintetizzava perfettamente la sua filosofia: un’alimentazione di qualità, sostenibile per l’ambiente e rispettosa del lavoro umano.
Chi lo incontrava racconta di una personalità travolgente. Aveva l’energia di un uomo capace di parlare per ore passando con naturalezza dall’agricoltura all’economia, dalla spiritualità alla politica, dal vino alla crisi climatica. Eppure non c’era mai elitismo nel suo modo di comunicare. Petrini riusciva a parlare a tutti.
Era famoso per la straordinaria sensibilità gastronomica: si racconta che sapesse riconoscere un vino dopo pochi istanti di degustazione a occhi chiusi. Ma il suo talento più grande era probabilmente un altro: rendere il cibo un linguaggio universale.
Il legame speciale con Papa Francesco
Uno degli aspetti più sorprendenti della sua vita è stato il rapporto umano e culturale con Papa Francesco. Pur dichiarandosi agnostico, Petrini trovò nel Pontefice argentino un interlocutore ideale sui temi della tutela del creato, della giustizia sociale e dell’ecologia integrale.
L’enciclica Laudato si’ rappresentò per lui quasi una conferma spirituale di idee maturate in decenni di impegno. Insieme al vescovo Domenico Pompili, Petrini contribuì alla nascita delle comunità “Laudato si’”, promuovendo progetti di rinascita sociale e ambientale, tra cui quelli dedicati ad Amatrice dopo il terremoto.
Papa Francesco lo definì con affetto “un agnostico pio”. Un’espressione che raccontava bene il rispetto reciproco tra due uomini molto diversi ma uniti dalla stessa attenzione verso gli ultimi e verso la Terra.
La battaglia contro lo spreco e il consumismo
Tra le grandi ossessioni culturali di Petrini c’era il tema dello spreco alimentare. Ripeteva spesso che il sistema produttivo moderno, dominato dalla ricerca del profitto immediato, stava consumando il pianeta e impoverendo l’umanità.
Amava spiegare il concetto di sostenibilità partendo dall’etimologia inglese del termine “sustain”: nel linguaggio musicale indica il pedale del pianoforte che prolunga una nota. Per lui sostenibile era tutto ciò che riesce a durare nel tempo senza distruggere ciò che lo rende possibile.
Era una visione profonda, quasi poetica, ma allo stesso tempo estremamente concreta.
L’Università di Pollenzo e l’eredità culturale
Tra le sue opere più importanti resta Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, fondata nel 2004. Un’università unica al mondo, nata per formare professionisti capaci di unire gastronomia, ambiente, agricoltura e sostenibilità.
Per Petrini quei ragazzi erano quasi una famiglia. Non avendo avuto figli, riversava negli studenti una straordinaria attenzione umana. Li invitava a cena, li ascoltava, li guidava personalmente.
La sua eredità non sarà soltanto nelle istituzioni create o nei libri scritti, ma nelle migliaia di persone che hanno imparato da lui a guardare il cibo non come merce, ma come relazione.
Un uomo capace di parlare al mistero della vita
Anche nei momenti più laici, Petrini lasciava emergere una sensibilità quasi spirituale. Durante il funerale di Dario Fo nel 2016 parlò del “grande mistero della vita e della morte”, citando il “Mistero Buffo” dell’esistenza umana.
Era un uomo profondamente curioso del mistero, pur senza definirsi credente. Una curiosità che ricordava la celebre frase di Albert Einstein che amava citare: “L’uomo che non ha gli occhi aperti al mistero passerà attraverso la vita senza vedere assolutamente nulla”.
Ed è forse questa la definizione più vera di Carlo Petrini: un uomo che ha saputo vedere.


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