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Le app per contare le calorie fanno davvero dimagrire? Lo studio che cambia la domanda

Una ricerca su oltre 5.000 persone suggerisce che chi registra con maggiore costanza ciò che mangia perde più peso. Ma attenzione: monitorare l’alimentazione non significa automaticamente dimagrire, e i limiti dello studio sono importanti.

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Persona che usa un’app per dimagrire per monitorare alimentazione, pasti e andamento del peso

Quante volte abbiamo installato una app per dimagrire, pieni di buone intenzioni, per poi dimenticarcene dopo una settimana?

Prima registriamo tutto: colazione, pranzo, cena, magari anche quel biscotto preso quasi distrattamente davanti alla macchinetta del caffè. Poi iniziamo a saltare qualche inserimento e, poco alla volta, l’app finisce nella cartella delle applicazioni che non apriamo più.

Eppure proprio la costanza potrebbe essere uno degli aspetti più interessanti.

A suggerirlo è uno studio di S. Oreshko e S. Heikkinen, pubblicato nel 2026 sul Journal of Medical Internet Research (JMIR) con il titolo Association Between Daily Food-Tracking Frequency and Clinically Significant Weight Loss: Retrospective Cohort Study of 5132 Mobile App Users.

La ricerca è stata raccontata da Isa Kabakci in un articolo pubblicato da FITBOOK il 1° settembre 2026 e successivamente ripreso da Yahoo.

Il dato che ha attirato maggiormente la mia attenzione non è tanto che un’applicazione possa aiutare chi vuole perdere peso. È qualcosa di più semplice: chi annotava più spesso ciò che mangiava tendeva a dimagrire maggiormente.

Ma prima di trasformare questa correlazione in una ricetta miracolosa, vale la pena capire bene cosa è stato scoperto.

Lo studio sulle app nutrizionali: cosa hanno scoperto i ricercatori

I ricercatori hanno analizzato i dati di 5.132 adulti che utilizzavano MyNetDiary, un’applicazione dedicata al monitoraggio dell’alimentazione e del peso.

Le persone considerate avevano un’età media di circa 42 anni, pesavano inizialmente intorno ai 92 chilogrammi e quasi tre partecipanti su quattro erano donne.

Dopo sei mesi, la perdita di peso media registrata nel gruppo analizzato è stata di circa 9,3 chilogrammi, equivalente al 9,5% del peso iniziale.

Circa il 70% dei partecipanti aveva perso almeno il 5% del proprio peso e quasi il 45% almeno il 10%. Non tutti, naturalmente, avevano ottenuto risultati: circa il 9% aveva invece aumentato il proprio peso.

È però osservando la frequenza del diario alimentare digitale che emerge il risultato più interessante.

Chi registrava i pasti quasi ogni giorno perdeva più peso

Le persone che inserivano i dati sulla propria alimentazione per sei o sette giorni alla settimana avevano perso mediamente l’11,3% del peso corporeo nell’arco dei sei mesi.

Tra coloro che utilizzavano il diario alimentare per meno di due giorni alla settimana, la perdita media era invece del 6,8%.

La differenza emerge anche prendendo come riferimento una riduzione di almeno il 5% del peso iniziale.

Tra gli utenti più costanti, questo risultato è stato raggiunto dall’80% dei partecipanti. Tra quelli che registravano l’alimentazione meno di due giorni alla settimana, la percentuale scendeva al 52%.

C’è quindi un’associazione piuttosto evidente: all’aumentare dei giorni dedicati al monitoraggio dell’alimentazione, aumentava anche la probabilità di ottenere una perdita di peso significativa.

Gli autori hanno osservato questa relazione anche tenendo statisticamente conto di alcune differenze iniziali, come età, sesso e BMI.

La sorpresa: non bisogna necessariamente farlo ogni giorno

Questo, secondo me, è forse il dato più utile nella vita reale.

Quando pensiamo a un diario alimentare, rischiamo di trasformarlo nell’ennesimo obbligo: se non registro tutto perfettamente ogni giorno, allora tanto vale smettere.

Lo studio suggerisce qualcosa di diverso.

Chi registrava l’alimentazione mediamente tra due e meno di tre giorni alla settimana aveva comunque perso in media circa il 7,35% del proprio peso. Più della metà di queste persone aveva raggiunto almeno il 5% di riduzione.

Non significa che due giorni siano la formula magica.

Significa piuttosto che una certa continuità può essere associata a risultati anche senza pretendere da noi stessi una perfezione assoluta.

Ed è una differenza che trovo importante: uno strumento utile dovrebbe aiutarci a capire le nostre abitudini, non diventare un’altra fonte di ansia.

Conta anche non interrompere continuamente il percorso

C’è poi un secondo dato particolarmente interessante.

Non contava soltanto quanti giorni alla settimana veniva utilizzata l’app. Sembrava importante anche la continuità del monitoraggio.

Tra chi aveva mantenuto una sequenza di oltre 90 giorni consecutivi di registrazione, la perdita media di peso arrivava all’11,6%.

Tra coloro la cui sequenza più lunga non superava sette giorni, la perdita media era invece del 4,2%.

La tentazione è concludere: basta registrare quello che mangiamo per 90 giorni e dimagriamo.

Ma sarebbe una conclusione sbagliata.

Correlazione non significa causa: il grande limite dello studio

Questo è il punto che considero essenziale.

Lo studio è osservazionale e retrospettivo. I ricercatori hanno osservato ciò che era successo agli utilizzatori dell’app: non hanno assegnato casualmente alcune persone al monitoraggio quotidiano e altre a un gruppo di controllo.

Di conseguenza, non possiamo sapere quanto della maggiore perdita di peso sia stato provocato direttamente dall’utilizzo dell’app.

Pensiamoci.

Una persona molto motivata a dimagrire potrebbe essere contemporaneamente più propensa a registrare i pasti, fare attività fisica, modificare le porzioni, cucinare diversamente e seguire con maggiore attenzione eventuali indicazioni professionali.

In quel caso il diario sarebbe un segnale della motivazione e della costanza, oltre che un possibile strumento di supporto.

Lo studio, inoltre, non disponeva di informazioni complete su variabili potenzialmente molto importanti come attività fisica, sonno, motivazione individuale e utilizzo di farmaci per la perdita di peso, compresi gli agonisti del recettore GLP-1.

C’è anche un possibile conflitto d’interessi da conoscere

Quando parliamo di salute, credo sia importante raccontare non soltanto i risultati più spettacolari, ma anche ciò che può aiutarci a interpretarli.

Entrambi gli autori dello studio, S. Oreshko e S. Heikkinen, lavorano per MyNetDiary, l’azienda dell’applicazione dalla quale provengono i dati analizzati. Secondo quanto dichiarato nello studio, uno degli autori è inoltre cofondatore, CEO e azionista della società.

Gli autori hanno dichiarato che la ricerca non ha ricevuto finanziamenti esterni.

Questo non rende automaticamente sbagliati i risultati. Un conflitto d’interessi non equivale alla dimostrazione che uno studio sia inaffidabile.

È però un’informazione che il lettore ha diritto di conoscere e che rende ancora più importante confrontare questi risultati con ricerche indipendenti.

Cosa dicono gli altri studi sulle app per dimagrire

Ed è proprio qui che il quadro diventa più interessante.

Una precedente ricerca statunitense di Harvey, Krukowski, Priest e West, pubblicata nel 2019 sulla rivista Obesity, aveva studiato 142 partecipanti inseriti in un programma online di 24 settimane.

Anche in quel caso era emersa una relazione tra frequenza dell’automonitoraggio alimentare e risultati ottenuti.

Le persone che avevano perso almeno il 5% del proprio peso accedevano al diario alimentare mediamente 2,4 volte al giorno, contro 1,6 accessi tra chi aveva ottenuto risultati inferiori.

Curiosamente, non sembrava necessario trascorrere sempre più tempo sull’app: con la pratica, il tempo dedicato alla registrazione diminuiva.

Ma per capire quanto siano efficaci davvero le applicazioni bisogna confrontare chi le usa con chi non le usa.

Una revisione pubblicata nel 2025 da F. D. F. S. Couto e C. P. B. de Almeida, basata su 11 revisioni sistematiche e complessivamente oltre 62.000 partecipanti, ha restituito un risultato decisamente più prudente: l’utilizzo di app era associato mediamente a circa 1,3 kg di perdita di peso aggiuntiva rispetto ai gruppi di confronto.

Un risultato interessante, ma molto lontano dall’idea dell’app che ci fa perdere automaticamente dieci chili.

Perché scrivere ciò che mangiamo potrebbe comunque essere utile

A mio parere, il valore più interessante di una app nutrizionale potrebbe non essere semplicemente il conteggio delle calorie.

È la consapevolezza.

Mangiare è un gesto talmente abituale che molte calorie possono entrare nella nostra giornata senza che ce ne rendiamo realmente conto: una bevanda zuccherata, qualche snack, condimenti abbondanti, un aperitivo o porzioni progressivamente più grandi.

Annotare quello che mangiamo ci obbliga, almeno per qualche istante, a guardare le nostre abitudini.

Il telefono, in questo caso, non diventa un personal trainer magico. Diventa uno specchio.

E uno specchio non cambia ciò che vede: ci permette di vederlo.

Il rischio opposto: quando monitorare tutto diventa un’ossessione

C’è però un’altra faccia della medaglia che non vorrei ignorare.

Per alcune persone registrare continuamente calorie, peso e quantità può diventare stressante o favorire un rapporto eccessivamente rigido con il cibo. Questo aspetto merita particolare attenzione nelle persone con una storia o un rischio di disturbi del comportamento alimentare.

Il numero visualizzato sullo smartphone non dovrebbe diventare un giudizio sulla giornata o, peggio ancora, sulla persona.

Le applicazioni possono essere strumenti. Non sono medici, dietisti o nutrizionisti e non possono sostituire una valutazione professionale quando questa è necessaria.

Quindi le app per dimagrire funzionano oppure no?

La risposta meno spettacolare è probabilmente anche quella più utile: possono aiutare alcune persone, soprattutto come strumenti di automonitoraggio, ma non esiste la prova che basti installare un’app per ottenere automaticamente i risultati osservati in questo studio.

La ricerca di Oreshko e Heikkinen ci dice qualcosa di diverso e, secondo me, più interessante.

Tra le persone analizzate, chi utilizzava il diario alimentare con maggiore frequenza e continuità tendeva a perdere più peso.

Forse il vero messaggio non riguarda nemmeno lo smartphone.

Riguarda la capacità di osservare quello che facciamo abbastanza a lungo da riconoscere le nostre abitudini. Perché spesso il primo cambiamento non comincia quando mangiamo meno.

Comincia quando iniziamo davvero a capire come stiamo mangiando.


Domande e risposte sulle app nutrizionali e la perdita di peso

Usare un’app per contare le calorie fa dimagrire?

Non necessariamente. Lo studio su 5.132 utenti ha rilevato un’associazione tra maggiore frequenza di monitoraggio dell’alimentazione e maggiore perdita di peso, ma non può dimostrare che sia stata l’app a causarla. Chi registra regolarmente i pasti potrebbe essere anche più motivato e adottare contemporaneamente altre abitudini favorevoli. Un’app può quindi essere uno strumento utile di consapevolezza, non una garanzia di dimagrimento.

Bisogna registrare quello che si mangia tutti i giorni?

I risultati dello studio suggeriscono che non sia indispensabile una registrazione quotidiana per osservare un’associazione con la perdita di peso. Persino chi registrava l’alimentazione mediamente tra due e meno di tre giorni alla settimana aveva perso circa il 7,35% del peso iniziale. Tuttavia, i risultati migliori erano associati alle frequenze maggiori. Non possiamo quindi trasformare questi numeri in una prescrizione valida per tutti.

Perché tenere un diario alimentare può essere utile?

Un diario alimentare permette di rendere visibili comportamenti che spesso compiamo automaticamente. Registrando pasti, snack, bevande e porzioni possiamo accorgerci più facilmente di alcune abitudini. Questa maggiore consapevolezza può facilitare dei cambiamenti, ma il monitoraggio deve rimanere uno strumento e non trasformarsi in un’ossessione. In presenza di esigenze cliniche o difficoltà nel rapporto con il cibo è opportuno rivolgersi a un professionista sanitario qualificato.

Qual è il principale limite dello studio su MyNetDiary?

Uno dei limiti principali è che si tratta di uno studio osservazionale e non di un esperimento controllato in grado di stabilire un rapporto causa-effetto. Inoltre, soltanto una piccola parte degli oltre 400.000 nuovi utenti iniziali è entrata nell’analisi finale: 5.132 persone che utilizzavano sufficientemente l’app e registravano regolarmente il peso. Mancavano inoltre informazioni su esercizio fisico, sonno, motivazione e alcuni trattamenti farmacologici.

Possiamo fidarci dello studio se gli autori lavorano per MyNetDiary?

Il fatto che gli autori lavorino per MyNetDiary, e che uno di loro abbia anche interessi societari nell’azienda, rappresenta un conflitto d’interessi che deve essere dichiarato e considerato nell’interpretazione. Non significa automaticamente che dati o conclusioni siano falsi. È però una ragione in più per non considerare questo singolo studio come una prova definitiva e per confrontarne i risultati con ricerche indipendenti e studi controllati.

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